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Un anno difficile, il ritorno di Nakache e Toledano è un inno al dolore della solitudine

Olivier Nakache e Eric Toledano tornano in sala con Un anno difficile, un film che è di fatto un inno alla lotta contro la solitudine. Con la solita irriverenza fanno ridere ma con un retrogusto amaro.

I due registi francesi affrontano una crescita personale film dopo film, dimostrandosi in grado di arrivare ai problemi della gente e facendolo con grande sensibilità.

Un anno difficile, nuovo film di Toledano e Nakache (Youtube IWonderPictures) VelvetCinema.it

Il cinema non esaurirà mai la sua forza di raccontare la vita fino a che ci saranno artisti come i due transalpini. Attraverso la vita di due “disgraziati” riescono a costruire una storia che parla di ecosostenibilità, di lotta al consumismo, di valori e alla fine entra nel gioco anche il dolore e l’irrealtà della pandemia da Coronavirus.

Albert e Bruno sono due uomini indebitati che non riescono a uscire fuori dai loro guai. Vivono d’espedienti, cercando di arrivare alla fine del giorno, iniziano a frequentare un’associazione che cambia la loro vita. L’incontro con una ragazza li porterà a provare a dare una svolta positiva alle loro esistenze anche se non sarà facile fronteggiare quel dolore interno che ormai si portano dentro da tutta la vita.

Un anno difficile, un racconto intelligente

C’è un racconto intelligente alla base di Un anno difficile, la storia sofferta di due uomini che provano a svoltare ma non ce la fanno. Il film inizia con brevi estratti, reali, di discorsi dei capi del governo francese che anno dopo anno sottolineano sempre la stessa cosa, cioè che “sarà un anno difficile”. Al fianco di chi soffre, ma anche di una borghesia che vuole rinunciare al suo benessere la mano dei registi ci conduce in un mondo fatto di espedienti e molto spesso caratterizzato dalla sofferenza che ne arrecano i protagonisti.

Il nuovo film di Toledano e Nakache (Youtube I Wonder Pictures) VelvetCinema.it

Scritto in maniera illuminata il film è davvero strutturato in maniera intelligente e come tutta la filmografia dei due registi prende spunto dalla commedia all’italiana. I due non hanno dimenticato, anzi hanno rispolverato, la lezione di momenti di straordinario dolore raccontati attraverso la risata. Un percorso fatto di momenti altissimi e di altri un po’ più sofferti. Con citazioni colte come quella che ci porta a rivivere per un attimo la parte conclusiva di un capolavoro come Il Sorpasso di Dino Risi. Un film dunque che è debitore dell’Italia e che è un racconto intelligente verso una storia piena di emozioni e pathos. Non possiamo dimenticare poi gli attori bravi tutti e davvero straordinari nel loro modo di fare e di essere all’interno del tessuto filmico.

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Matteo Fantozzi

Matteo Fantozzi nasce a Roma il 10/12/1986. Nel 2005 consegue il diploma allo scientifico sperimentale Giulia Falletti di Barolo. Nel 2008 consegue la laurea al Dams con indirizzo regia a Roma Tre col massimo dei voti. Nel 2010 consegue la laurea specialistica in Cinema e tv nell’era del digitale a Roma Tre col massimo dei voti. Nel 2013 diventa giornalista pubblicista.

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