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Talk to me, perché l’horror che terrorizza gli adolescenti non ha senso

Talk to me è l’horror che sta terrorizzando gli adolescenti, in realtà il film non ha senso ed è fin troppo evanescente per essere considerato un capolavoro.

Scritto frettolosamente, cerca di creare pathos con immagini forti e anche una sottotrama non proprio chiara. I giovani sono impazziti, ma sono una generazione che non avrebbe sopportato quanto visto tra gli anni settanta e novanta.

Mia è la protagonista di questo film, una ragazza che ha perso da poco tempo la mamma e che ha un rapporto complesso con suo padre. Molto spesso condivide il suo tempo con Jade e il fratello di questa Riley. Improvvisamente si diffonde un video che crea curiosità nella ragazza quella in cui durante una seduta spiritica alcuni compagni di scuola parlano con i morti. Sarà l’inizio della fine.

Sono tanti i punti deboli di una trama che si sviluppa poco e che lascia più di una perplessità per il pubblico. Questo perché va specificato che sono moltissimi i momenti morti all’interno della storia e tante le cose non spiegate. Pensiamo per esempio allo sviluppo della storia della protagonista. Perché Mia ha un rapporto teso col padre? Cosa è successo realmente alla madre? E perché ha sviluppato questo rapporto con la famiglia della sua amica? Sono domande che, non vogliamo far spoiler, lo sviluppo della trama non ci permetterà di chiarire.

Talk to me, non funziona quasi niente

Talk to me non funziona (VelvetCinema.it)

In Talk to me non funziona proprio niente. Mancano proprio i presupposti di base per poter rendere questo film interessante. L’antefatto è qualcosa di inguardabile, senza un senso apparente e l’obiettivo è solo quello di terrorizzare ipotizzando il ritorno sulla terra dei morti in forma di spiriti. Giocare con quella che è una delle paure più grandi dell’essere umano sembra un gol a porta vuota, ma possiamo dire che nemmeno questo fa paura o crea tensione?

Il film non ha un finale, non spiega molte cose e soprattutto non ha nessuno spunto di riflessione. Da sempre il cinema horror ha mandato dei messaggi, a volte anche molto sottili ma riconducibili alla storia dell’umanità, ma nonostante non ci sia sempre riuscito appieno difficilmente si è toccato punti così bassi. Qui risulta davvero difficile salvare qualcosa anzi dall’inizio alla fine il film vacilla e sembra pronto a regalare qualche emozione che invece purtroppo non arriverà mai. Quindi il consiglio è di volgere il guardo altrove e cercare di trovare qualcosa più adatto alle vostre esigenze.

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Matteo Fantozzi

Matteo Fantozzi nasce a Roma il 10/12/1986. Nel 2005 consegue il diploma allo scientifico sperimentale Giulia Falletti di Barolo. Nel 2008 consegue la laurea al Dams con indirizzo regia a Roma Tre col massimo dei voti. Nel 2010 consegue la laurea specialistica in Cinema e tv nell’era del digitale a Roma Tre col massimo dei voti. Nel 2013 diventa giornalista pubblicista.

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