Simonetta Columbu, la rivelazione di Che Dio ci aiuti 5: “felice e onorata di interpretare il ruolo di Ginevra” [ESCLUSIVA]

VelvetMag ha raggiunto telefonicamente Simonetta Columbu, attrice. New entry della fiction di Rai Uno “Che Dio ci aiuti 5”, con lei abbiamo conversato della sua vita professionale, dei suoi progetti futuri e molto altro. Ecco la nostra intervista in esclusiva

Classe 1993, Simonetta Columbu è una giovane attrice cagliaritana che ha dimostrato di avere grande talento. Figlia del famoso regista sardo, Giovanni Columbu, Simonetta ci ha raccontato di essere cresciuta nel mondo dell’arte. Ma il lavoro del padre non ha mai influenzato la sua scelta di diventare attrice. La sua passione per la recitazione è nata in modo del tutto naturale. Nel 2017 lavora sotto la regia di suo padre nel docufilm “Surbiles” e stupisce tutti nel 2018 con l’interpretazione di Radiosa nel film di Daniele Lucchetti “Io sono Tempesta”. Nel 2019 poi, per Simonetta arriva l’esordio in televisione entrando nel cast di Che Dio ci aiuti nel ruolo della novizia Ginevra. Felice ed onorata di aver intrapreso questa esperienza, ecco cosa ci ha raccontato Simonetta Columbu.

Ciao Simonetta, tu sei stata una delle new entry in questa nuova stagione di “Che Dio ci aiuti” con il personaggio di Ginevra, una ragazza forte e determinata ma che allo stesso tempo nasconde delle fragilità. E’ stato difficile entrare nel personaggio oppure hai ritrovato una parte di te stessa nella figura di Ginevra?

Sicuramente esistono personaggi più complessi di altri però penso che ci siano dei sentimenti universali che accomunano tutti noi esseri umani e tutti i personaggi che noi attori andiamo ad interpretare. Diciamo che in alcuni momenti ho trovato delle difficoltà ma il mio è stato un percorso di carattere irrazionale e inconscio. Credo che i personaggi non bisogna possederli ma è necessario che entrino dentro di noi, o che noi entriamo dentro di loro. Bisogna lasciare a loro la libertà di evolversi anche al di là della nostra ragione, del nostro schema o del nostro controllo.

Ho avuto nei confronti del personaggio, per studiarlo e per poterlo rappresentare, un approccio di carattere inconscio e irrazionale. Quando ho studiato e ho recitato il personaggio di Ginevra ho fatto sì che il suo personaggio entrasse dentro di me in maniera istintiva, senza dominarlo come attrice. Ho fatto sì che Ginevra entrasse dentro di me in maniera inconscia facendo sì che la stessa toccasse alcune mie sfere emotive e che potesse in qualche modo “stupirmi”.Ci sono attori che hanno nei confronti del personaggio un approccio razionale cercando di capire ogni cosa di esso. Io invece faccio sì che il personaggio mi stupisca, mi confonda, mi entri dentro. Fino a toccare delle parti di me che magari non conosco neanche io.

 

“Che Dio ci aiuti” è una serie molto amata. Ci sono stati momenti in cui hai sentito il peso del ruolo che stavi ricoprendo nella serie? Ma soprattutto, hai mai avuto paura di poter deludere le aspettative del pubblico?

Io mi sono sentita e mi sento onorata di avere interpretato il ruolo e di aver raccontato la vita di questa ragazza, Ginevra. Un personaggio che racconta e che ha dato la possibilità di esplorare temi profondi come il femminicidio, un argomento delicato e purtroppo sempre più attuale. Ma è stato bello anche poter raccontare Ginevra da un punto di vista più intimo e dunque tutto ciò che è legato alla sua fede. Per quanto riguarda le aspettative con il pubblico io ho cercato di vivere il presente non pensando al risultato. Ho pensato solamente a come poter raccontare in modo più onesto e vero possibile la vita di questa ragazza. Poi il risultato viene da sé. Diciamo che se c’è verità, nel bene o nel male, c’è bellezza.

Lo scorso anno ti abbiamo visto sul grande schermo nel ruolo di Radiosa nel film di Daniele Lucchetti “Io sono tempesta”. Ecco, secondo te come cambia l’approccio alla recitazione per il piccolo e per il grande schermo? Hai trovato molte differenze?

Beh, diciamo che il mio approccio e il mio metodo non cambiano. L’approccio è sempre lo stesso in quella che possiamo definire recitazione. Anche se poi il confine tra verità e recitazione non è mai così netto. Non è che ad un certo punto uno dice “ora vado a recitare”.
Le differenze tra recitare in un film e recitare in una serie tv possono essere legate al fatto che raccontando una storia così lunga nella fiction, recitando per 8 mesi tutti i giorni, mantenere le redini di tutta la storia può diventare difficile. “Vivi”il tuo personaggio, in 8 mesi, e non tutte le scene vengono girate in ordine cronologico. Può essere a volte complicato gestire il personaggio per un periodo così lungo.

Una domanda un po’ più personale ora Simonetta. Come è nata la tua passione per la recitazione? Tuo padre è un noto regista, il suo lavoro in qualche modo ti ha influenzata?

Sono cresciuta nel mondo dell’arte. Mio padre è un regista e tutta la mia famiglia in generale è amante dell’arte. Questo sicuramente mi ha stimolato tantissimo ma di certo mai mio padre mi ha detto o imposto “fai l’attrice”. Anzi quando gliel’ho detto non dico che fosse un po’ spaventato però mi ha detto “Ma sei sicura?”. Quindi la mia passione per la recitazione è nata in modo del tutto naturale.

“Che Dio ci aiuti” sta per giungere al termine. Sono già in programma nuovi progetti? Magari la sesta stagione della fiction di Rai Uno?

Per quanto riguarda Che Dio ci Aiuti diciamo che ci stiamo ancora concentrando su questa stagione e della prossima ancora non so molto. Per quanto riguarda invece i progetti futuri, c’è un progetto di cui però ancora preferisco non dire nulla.

 

Photo credits Giorgia De Angelis 

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