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Michele La Ginestra: “Credo che attraverso una risata si possano comunicare delle cose straordinariamente serie” [INTERVISTA]

Artista poliedrico di teatro, cinema, televisione, spot pubblicitari e show di cucina, Michele La Ginestra con grande maestria riesce a lasciare sempre il segno grazie alla sua umiltà, professionalità ed al suo inconfondibile sorriso. L’attore romano, brillante e generoso, ci ha ospitato nel suo studio presso il Teatro Sette di Roma, di cui è il direttore artistico.

Di cosa ti stai occupando in questo periodo?

In questo periodo mi sto occupando principalmente di teatro, stiamo portando in scena in giro per l’Italia lo spettacolo con Sergio Zecca che si chiama “Due di notte” e che debutterà a Roma al Teatro Sette il 27 dicembre. È uno spettacolo molto divertente scritto insieme a Massimiliano Bruno, che racconta la storia di due conduttori radiofonici che devono passare la vigilia di Natale in radio. Tra un gioco, uno scherzo e un’intervista vengono fuori i caratteri dei due e da qui si confrontano sulle problematiche della quotidianità.  Perciò è uno spettacolo molto divertente e furbo, incentrato sulle tematiche e problematiche attuali ed è un buon metodo per far riflettere tra una risata e l’altra.

Altri spettacoli?

“M’accompagno da me” lo scorso anno ha avuto un grande successo al Teatro Sette e quest’anno debutterà al teatro Sistina. È una grande soddisfazione per me ritornare al Sistina dopo tanti anni con uno spettacolo tutto mio, scritto da me. Sento che è il momento giusto per farlo.

In quali fiction sarai presente nella prossima stagione e in che ruolo?  

Ho girato la fiction “Immaturi – La serie” diretta da Rolando Ravello, nel ruolo del prete (come precedentemente nel film Immaturi di Paolo Genovese). Ormai interpreto questo personaggio dappertutto, anche a teatro e non ti nego che mi piacerebbe farlo anche nella vita!

In passato ti abbiamo visto anche nelle vesti di presentatore di un programma per bambini come “Solletico” e altri programmi di intrattenimento come “I fatti vostri”. Avremo modo di rivederti ancora?  

Si, dovrei affrontare una nuova avventura da conduttore a Marzo per una trasmissione che andrà in onda su Tv2000. Mi hanno chiesto di partecipare a questo progetto molto interessante.

Di cosa si tratta?  

È un racconto sul rapporto che ci può essere tra anziani e giovani. In questo secolo è cambiato tutto: prima non sapevano cosa fosse un telefono cellulare, internet era uno sconosciuto e i nostri nonni sono stati costretti ad affrontare questo cambiamento epocale. Loro andavano a lavorare, si corteggiavano l’un l’altra, giocavano, e da questo confronto generazionale si evince cos’è cambiato e ciò può riservare delle belle sorprese!

E la tua esperienza da giurato nel programma televisivo “Cuochi e fiamme”?

Per il momento “Cuochi e fiamme” si è interrotto, ma hanno intenzione di riconfermare la mia presenza.

Tra uno spettacolo teatrale e l’altro sei anche ospite del programma televisivo “Torto o ragione? Il verdetto finale”. Con quale frequenza? E ti appassiona?  

Si, sono ospite del programma in media una volta a settimana. Mi piace e mi diverte molto, perché coniugo la mia esperienza attoriale di personaggio brillante che riesce a sdrammatizzare alcune situazioni, con la mia vecchia esperienza, in quanto io di base sarei un avvocato, mi sono laureato in legge e poi ho fatto l’esame. Mi piace molto il fatto di parlare non a sproposito e dire anche delle cose intelligenti scherzando sull’ argomento, perciò sono contento di aver iniziato questa collaborazione con la Rai.

Qual è stata la tua ultima esperienza cinematografica e cosa pensi a proposito del mondo del cinema?  

La mia ultima esperienza è quella con Massimiliano Bruno in “Viva l’Italia”. Secondo il mio punto di vista forse varrebbe la pena aprire nuovi orizzonti, forse è il caso di scommettere su qualche volto nuovo. Ma c’è una paura totale di investire dei soldi sia nella televisione che nel cinema, però sarebbe il caso di investire anche su facce nuove, giovani e validissime e aprire le porte ad attori di mestiere. Magari chissà, si potrebbe aprire un nuovo canale di vendita di spettacoli teatrali, i quali però sono più difficili da vendere. Per andar a teatro la gente deve comprare il biglietto anticipatamente ad un costo maggiore rispetto a quello del cinema, il quale, appunto, risulta più semplice e costa molto meno.

Sei il direttore artistico del Teatro Sette di Roma: sei soddisfatto di questa realtà?    

Il Teatro Sette è la mia maggiore attività ed è una bella realtà, straordinariamente funzionante, che mi da tante soddisfazioni. Portiamo in scena degli spettacoli dalla comicità abbastanza intelligente. Io credo che attraverso una risata uno può comunicare delle cose straordinariamente serie e belle che vale la pena approfondire. Con la risata è più facile portare le persone in una direzione di riflessione.

Photo Credits Ufficio Stampa

 

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Redazione

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