Categorie: Interviste

Davide Paganini, ecco chi è veramente il cecchino di Fuoco Amico

C’è una novità da qualche settimana sul palinsesto di Canale 5, una nuova fiction. Si chiama Fuoco Amico e ha come protagonista Raul Bova nel ruolo di Enea De Santis il capitano della Task Force 45. Militari, forze speciali, terroristi, intrighi e la bella di turno, Megan Montaner che da del filo da torcere al comandante De Santis, sotto diversi punti di vista. Molti di voi si staranno chiedendo dove sia la novità. Tutto già visto e già sentito a parte un personaggio: Paolo Visentin (Davide Paganini) è lui che spezza la linea narrativa binaria della storia, eternamente divisa tra buoni e cattivi per innescare l’azione. Un personaggio chiave che va oltre il semplice ruolo da spaccone e di spalla del comandante. A interpretarlo un volto conosciuto della televisione, Davide Paganini. Ecco la sua intervista a Velvet Cinema

C’è un particolare momento della vita di tutti noi: quando capiamo cosa vogliamo fare della nostra vita. A te come è successo?

È stato come una chiamata, come il prete ha avuto la chiamata del Signore, io ho avuto la chiamata dell’arte. Quando ero a scuola durante le interrogazioni mi piaceva stare al centro dell’attenzione, far divertire i miei compagni di scuola, così riuscivo a prendere degli ottimi voi. Poi un giorno la mia professoressa di Lettere mi ha detto: “Ma perché invece di rompere le palle a noi non vai a fare un corso di teatro?” Così ho iniziato, senza sapere bene di cosa si trattasse e poi questa passione è diventata il mio lavoro.


Come il mestiere dell’attore ha cambiato la tua vita?

In realtà non ha cambiato la mia vita. Quello che mi piace di più del mio mestiere è fare qualcosa che mi diverte. Come quando da bambini si giocava. Fare l’attore ha fatto in modo di non farmi dimenticare del bambino che c’è in me, che continua a giocare, a inventarsi nuovi ruoli.


Cosa puoi dirci del tuo personaggio in Fuoco Amico, Paolo Vicentin?

Non ha un carattere facile è una testa calda, un garibaldino post litteram. Entra in conflitto col capitano e la truppa per imporre il suo pensiero, un antieroe positivo che ha come scopo quello di salvaguardare se stesso e la sua squadra. Ma ha un grande cuore, sa smussare gli angoli della sua personalità anche grazie a una storia d’amore vissuta con la dottoressa del gruppo.

Fuoco Amico è una serie d’azione, con diverse scene di combattimenti. Come vi siete preparati sul set per girare queste scene?

Io non ho fatto il militare ma per un mese abbiamo avuto un maestro d’armi che ci ha insegnato a sparare, a correre con le armi, quindi ho dovuto ricostruire un percorso che non avevo ed è stato molto divertente. Questo è il bello del mestiere dell’attore che puoi entrare nei panni di qualcuno che è distante da te, dalla tua vita.

Oltre alla televisione in questo periodo sei stato anche protagonista di un film, WAX: We are the X
Puoi parlarci del film di questa esperienza?

Il film è una commistioni di generi, un po’ commedia on the road, un po’ thriller, un po’ nouvelle vague. Oltre a questo c’è la voglia di raccontare il vissuto e la sofferenza di una generazione. La storia è quella di un produttore e direttore artistico di una casa di produzione che parte con un collega per realizzare uno spot di una casa automobilistica in Costa Azzurra. Hanno una settimana di tempo per finire il lavoro e in Francia conoscono un’altra collega francese. Devono trovare tutto, hanno solo una macchina a noleggio e durante la settimana ne succedono di tutti i colori. Iniziano i battibecchi con la collega francese che accusa gli italiani di essere addormentati, rispetto alle istituzioni e fa un esempio eloquente: “sai cosa dicevano gli indignados a Puerta del Sol? Fate piano perché se no risvegliamo gli italiani.” Una sorta di nouvelle vague 2.0 che si concluderà in un manage a trois…

Oltre alla televisione, al Cinema c’è anche la tua grande passione, il Teatro

Sì, il teatro c’è sempre. Questa estate sarò in scena con “Dunque lei ha conosciuto Tenco?”, un monologo in cui racconto la storia della scuola genovese formata da Tenco, De Andrè, Paoli e Paolo Villaggio, che all’epoca suonava e non faceva il comico. Ci sono quattro musicisti jazz in scena che supportano il mio monologo e un cantante Alberto Napolitano che canta le canzoni di questi ragazzi e racconta la storia della scuola genovese dalla sua nascita, passando attraverso i primi successi di questi artisti fino a Sanremo, quando hanno iniziato ad essere conosciuti dal grande pubblico.

Photo Credits: Twitter

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Redazione

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