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Ettore Scola, Giancarlo Gianni e quel film “che non si fece più”

Mi dovete festeggiare alla Casa del cinema come fosse una festa“: questo era il desiderio di Ettore Scola, che si è spento il 19 gennaio per colpa di quel cuore che non ce l’ha fatta più. Questo voleva, Scola. Allora oggi, 21 gennaio, proprio nel suddetto luogo è stata allestita la camera ardente. Resterà fino a domani, e domani ci saranno molti interventi da parte di amici e colleghi. E a proposito di legami affettivi e collaborazioni artistiche, Il Corriere della Sera pubblica un’intervista a Giancarlo Giannini, diretto dal Maestro in due film: Dramma della gelosia e La cena. E avrebbero dovuto girarne un altro, insieme. Un film di cui finora non si sapeva nulla. Come racconta lo stesso Giannini, circa cinque anni fa Scola gli diede un copione scritto con una delle due figlie: “Aveva pure il titolo: ‘La badante’. La storia di un signore che vive da solo, la figlia gli procura la badante straniera che lui rifiuta. Alla fine si innamora di lei, si sposano“. A Giannini l’idea era piaciuta. Ma Scola, poi, ha ugualmente deciso di accantonarla: “Lo chiamai e mi disse: ormai sono stanco, ho girato tanti film e in giro ci sono bravi registi… Più di me’“. Più di lui? Affermazione assai discutibile. Ed è un peccato, perché a quest’ora avremmo un altro suo titolo.

Ma com’era lavorare con lui? “Un gioco – risponde Giannini – Nelle scene drammatiche faceva i dispetti, mi tirava il mozzicone di sigaretta addosso per distrarmi, sul set era un giuggerellone. Gassman e Mastroianni adoravano recitare per lui“. Come uomo, invece, aveva un temperamente schivo, non amava parlare di sé. Al contempo era “paterno, burbero, malinconico e soprattutto molto ironico. Prendeva in giro gli altri e se stesso“. Lui e Giannini abitavano nella stessa via e si incontravano al bar di Piazza Euclide: “Osservavamo se c’erano tipi strani intorno a noi e ci ridevamo su. Gli piaceva parlare del presente, non era nostalgico“.

Aveva però nostalgia del cinema di una volta, quella sì. Non si riconosceva in quello di oggi, “non capiva l’ossessione dei produttori per il denaro, la fretta eccessiva. Era abituato alle preparazioni lunghe e accurate, alle discussioni con gli altri sceneggiatori. Con una punta di malinconia sulla sua età diceva: io penso che vada bene così“. Addio Maestro. Ci mancherai tanto.

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Redazione

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