Le riprese sono durate sei settimane, la presentazione alle Giornate professionali di cinema è stata all’insegna della sorpresa e dell’attenzione, Medusa non ha ancora ufficializzato la data di uscita nelle sale ma una cosa è certa: si punta (anche) al Festival di Cannes. E i presupposti per compiere un lungo e proficuo cammino ci sono tutti. Perché il regista 37enne Edoardo De Angelis, dopo Mozzarella Stories e Perez, con Indivisibili mette in campo una materia ricca quando difficile: il doppio, con tutte le sue sfumature e i risvolti anche imprevedibili. Protagoniste sono due giovanissime gemelle siamesi cantanti, che con questo loro talento riescono a mantenere l’intera famiglia. Il soggetto originale è di Nicola Guaglianone, anche autore della sceneggiatura con lo stesso De Angelis e Barbara Petronio. Il pensiero riconduce anche a Freaks, inossidabile cult del 1932 diretto da Tod Browning, ambientato nel mondo del circo e interpretato da veri “fenomeni da baraccone”.
Rivedendolo, De Angelis ha notato che in realtà le gemelle Daisy e Violet Hilton non sono affatto brutte, anzi. E di conseguenza ha scelto protagoniste belle e dotate di un’innegabile sensuale. Che attraggono, dunque, e al contempo respingono: un contrasto che nella vita del film diventa fondamentale. Le attrici sono le sorelle Angela e Marianna Fontana, al loro esordio assoluto e cantanti anche nella vita reale: “le ho scelte – ha spiegato il regista – anche perché volevo che i personaggi parlassero con la cadenza dialettale un po’ aggressiva tipica di quelle zone (sono di Casapesenna nel Casertano, ndr)“. Non sono davvero siamesi e per renderle tali sono intervenuti gli specialisti di effetti speciali di Makinarium. E le ragazze hanno tirato fuori una predisposizione naturale che ha reso facile anche l’interazione con il resto del cast, composto da attori con una solida formazione teatrale come Antonia Truppo, Peppe Servillo, Massimiliano Rossi, Tony Laudadio, Marco Mario De Notaris, Gaetano Bruno, Gianfranco Gallo, Antonio Pennarella.
Il cuore della vicenda va ricercato nella separazione e nel dolore della crescita. Sì, perché le due gemelle a un certo punto capiscono che possono essere divise e percorrere strade diverse; in tale contesto narrativo si inseriscono anche le tematiche dello sfruttamento, riconducibili alla famiglia che abita in un “non luogo” come Villaggio Coppola a Castelvolurno. I genitori sono figure particolari, mosse dall’ambizione e da un desiderio di riscatto sociale che porta a superare determinati limiti. Atmosfera cupe e gotiche, dunque, per una pellicola che si discosta dal “solito” e che promette di contribuire al Rinascimento del cinema italiano.
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