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Tre Tocchi: Marco Risi racconta l’amarezza di 6 aspiranti attori

E’ stato presentato al Festival internazionale del film di Roma, arriverà nelle sale il 13 novembre e Marco Risi ha voluto realizzarsi a tutti i costi. Anzi, a un costo ridotto, visto che parlaimo di una pellicola indipendente low budget. Si parla di Tre Tocchi, naturalmente, frutto di un’esperienza realmente vissuta dal regista di Mery per sempre. Da circa sette anni, infatti, lui gioca nell’ItalianAttori, la squadra di calcio creata da Pasolini parecchio tempo fa. Negli spogliatoi, sul campo, nelle pause, Risi ha scoperto quanto possa essere doloroso e frustrante tentare la strada della recitazione. Fare provini senza essere mai – o quasi mai – scelti. Attendere telefonate che non arrivano. Provare, cadere, rialzarsi, riprovare. Convivere con la paura di non farcela e illuminarsi per qualche traguardo raggiunto. Ecco, ha deciso di raccontare tutto ciò. E ha arruolato proprio 6 aspiranti attori per affidar loro i ruoli principali: Massimiliano Benvenuto, Leandro Amato, Emiliano Ragno, Vincenzo De Michele, Antonio Folletto, Gilles Rocca, Gianfranco Gallo. Poi ci sono le apparizioni di volti che invece sono assai noti: Marco Giallini, Claudio Santamaria, Valentina Lodovini, Francesca Inaudi, Matteo Branciamore, Luca Argentero e Paolo Sorrentino. I quali hanno accettato per amicizia e convinzione. Il risultato? I pareri sono contrastanti.

L’intento è nobile e su questo non si discute. Non si può non apprezzare, da parte di Risi, la volontà di far luce sulle difficoltà spesso sottovalutate ma che accomunano centinaia di giovani mossi dallo stesso sogno. Allo stesso tempo, non si può non apprezzare questa voglia di togliere quel luccichio di troppo che spesso caratterizza lo star system, anche quello nostrano. E ancora, non si può non apprezzare il coraggio con cui vengono raccontate le debolezze degli uomini di oggi, spostando il discorso su un livello più generale. I personaggi di Risi hanno debolezze anche profonde, canalizzano male la loro rabbia spesso tramutandola in violenza e/o solitudine; sono incapaci di costruire solidi rapporti e sinceri rapporti con le donne e inseguono il sogno del successo senza guardarsi intorno. Senza vedere altro. Mostrandosi decisi ma in realtà inciampando più volte nelle pozzanghere della vigliaccheria. Pane al pane e vino al vino, dunque, e lodi al regista.

C’è chi, però, gli punta il dito contro. Accusandolo di aver girato un film “maschilista”, in cui le donne non servono quasi a nulla e gli uomini appaiono in diverse occasioni non solo banali e poveri d’animo, ma anche rozzi. Con le dovute eccezioni, s’intende. E allora ecco che pregi e difetti s’intrecciano di continuo, finendo per confondersi e sovrapporsi e togliendo definizione dai contorni. Ma come si dice? Fare il primo passo è comunque una cosa importante. Sempre.

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