Giorgio Marchesi: “Adoro i personaggi che sbagliano”

Giorgio Marchesi è uno che ha le idee chiare e i piedi per terra. Il periodo più prolifico della sua carriera è cominciato nel 2012 – anche un po’ prima – e finora lui ha trovato il modo per mantenere il vento a suo favore. Potrebbe anche tirarsela, perché recitare in fiction di grande successo come Un medico in famiglia e Una grande famiglia (“se non c’è la parola ‘famiglia’ non lo faccio…“, scherza lui) significa essere immersi nella popolarità; e invece Giorgio no, mantiene il basso profilo. Consapevole che “le congiunzioni magiche non sempre accadono” e che bisogna sì godersele, però conservando qualche preventiva riserva. Il suo presente e il suo futuro prossimo, comunque, sono fitti ed elettrici: proprio in questi giorni è sul set del film tv La strada dritta diretto da Carmine Elia, che sarà trasmesso dalla Rai e del cui cast fanno parte anche Ennio Fantastichini e Raffaella Rea; a giugno cominceranno le riprese di Una grande famiglia 3 e con Ana Caterina Morariu è protagonista di un cortometraggio appartenente al ciclo Dirsi Addio, originale format basato sull’incontro fra letteratura e cinema. Intanto, volge al termine la nona stagione di Un medico in famiglia: mancano soltanto due puntate.

Anche questa stagione ha ottenuto ottimi risultati in termine di ascolti: dove sta il segreto?
Questo successo mi fa molto piacere, e mi fa piacere soprattutto vedere che Un medico in famiglia ‘resiste’ nonostante i tanti cambiamenti e l’arrivo di nuovi personaggi. Quando Guido è uscito di scena, per esempio, c’era un po’ di preoccupazione. Che però è svanita presto: il pubblico di questa fiction è aperto e capisce che non ci sono mai state sostituzioni, bensì aggiunte. Sono concetti molto diversi. Inoltre credo importante il fatto che non ci sono stati mai passaggi traumatici, ma tutto è avvenuto in modo graduale anche grazie alla figura fondamentale di Nonno Libero: l’indiscutibile filo conduttore e riferimento, da sempre. E’ fondamentale che alcune cose restino immutate.

Quanto ti piace il “tuo” Marco?
Beh, quest’anno mi sono divertito molto a indossare i suoi panni perché ha una maggiore leggerezza rispetto al passato: era un mio desiderio che è coinciso con le idee degli autori. E’ un po’ fuori di testa, distratto, poco politically correct anche dinanzi all’idea di diventare genitore. Non sempre capisce le cose al volo (ridacchia, ndr) e anche per questo risulta buffo. Sono molto affezionato a Marco: io adoro i personaggi che sbagliano.

Voi attori, dunque, potete dire la vostra per quanto riguarda la sceneggiatura di Un medico in famiglia e l’evoluzione dei personaggi?
Beh, sono personaggi che vivono e cambiano come cambiano noi stessi nella vita. Prima di cominciare abbiamo affrontato il discorso relativo a Marco e io ho detto ciò che pensavo. Ho espresso la mia idea di massima, tutto qua. Credo che sia fondamentale la collaborazione fra i vari ‘settori’, fra tutti coloro che danno vita a un prodotto simile. E’ fondamentale prendere la stessa direzione e trovare una linea che possa piacere a tutti.

Che differenze ci sono fra te e Marco?
Tanto per cominciare, a me tocca lavorare decisamente più di lui, che invece trascorre un bel po’ di tempo a casa (ride, ndr)! E forse non sono così allegro, ma d’altra parte sicuramente ci avvicina il modo di giocare coi figli…

Quanto è difficile affiancare un personaggio storico e amatissimo come quello di Maria?
E’ stata una scommessa di tutti. Della produzione, della Rai, mia. Quando si subentra in un secondo momento per affiancare simili “colonne”, secondo me è indispensabile prima di tutto il rispetto. Bisogna avere un atteggiamento di rispetto e attenzione. Lavorare con Margot (Sikabonyi, ndr) è stato bello e semplice fin dall’inizio, con Maria un po’ più complicato. Adesso direi che c’è un ottimo equilibrio.

Manca poco al finale: puoi anticipare qualcosa?
Posso solo dire che sarà un finale con suspence.

E fra poco sarai alle prese con un’altra famiglia…
Sì, fra poche settimane cominciano le riprese di Una grande famiglia 3. Un’altra famiglia, certo, anche se credo che i punti in comune siano pochi. Il pubblico è in gran parte diverso, la cifra è diversa. L’idea è più ‘drammatica’. Si parte da una sceneggiatura forte e blindata, ci saranno tante novità ma noi stesso per il momento sappiamo poco. E’ importante mantenere grande riserbo e un certo mistero, affinché il pubblico possa avere una sorpresa.

Intanto stai lavorando sul set del film tv La strada dritta per la regia di Carmine Elia.
E’ la storia della costruzione dell’Autostrada del Sole, il racconto si snoda fra il 1956 e il 1964. Protagonisti sono ingegneri, architetti, muratori, tutti quegli eroi quotidiani che hanno reso possibile un’impresa così avanzata per quei tempi. La costruzione dell’Autostrada del Sole è stato un momento di eccellenza per l’Italia, e dovremmo ricordare sempre questi grandi uomini che hanno contribuito a fare grande il nostro Paese. Ricordarli soprattutto in tempi come questi.

Qual è il tuo personaggio?
Io interpreto uno degli ingegneri, è un personaggio che ho amato molto. Anche perché mi diverte stare in costume (sorride, ndr). E poi ho avuto l’onore di lavorare con ottimi colleghi, un nome su tutto: Ennio Fantastichini. Ecco uno dei lati più belli del mio mestiere: la possibilità di lavorare con veri maestri. E sotto questo punto di vista io sono stato molto fortunato.

Come si fa a passare da un ruolo all’altro in così poco tempo?
Ci vuole tanta concentrazione. Per quanto mi riguarda, mi immergo nella sceneggiatura per capite l’emotività del personaggio e poi lavoro sulla sua fisicità. Ci vorrebbe molto tempo ma nella maggior parte dei casi ne ho poco. E allora sacrifico il tempo libero, la vita sociale. Ma sono sacrifici che faccio volentieri, non mi pesano.

Più dura è quando capita di dover togliere tempo alla vita privata e alla famiglia.
Sì, ma sono comunque periodi ben definiti. Poi si recupera. O in alternativa dormi poco… Non mi capita da un pezzo di fare un sonno lungo e profondo! A parte tutto, sia chiaro: so di non essere il solo a fare sacrifici per il lavoro e soprattytto so di essere fortunato.

Nel corto realizzato per Dirsi addio la co-protagonista a Ana Caterina Morariu.
… Collega e amica. E’ stata un’esperienza molto interessante, nonostante abbia avuto inizio e fine nell’arco di una sola giornata. C’era un’idea fisica da affrontare che si è tradotta in una sfida per me inedita.

Il momento più buio e quello più luminoso della tua carriera.
Quello più buio risale a qualche anno fa. Facevo provini che andavano bene, ma non al punto di vincerli. E la preoccupazione non era tanto mia (o forse non ne avevo piena coscienza), quanto delle persone che mi stavano e mi stanno accanto. Il momento più bello coincide col 2012, anno in cui ero al cinema con 3 film (Magnifica presenza, Acab, Romanzo di una strage, ndr), in tv con Una grande famiglia e c’erano altri lavori in ballo. Sono maturati i frutti tutti insieme, è stato davvero bello.

Tu hai cominciato col teatro, ma ormai di rado sali sul palcoscenico.
E’ vero. Il teatro mi manca tantissimo ma non riesco a conciliarlo con le altre cose. Conto di prendermi prima o poi una pausa dalla tv per dedicarmi un po’ al palcoscenico.

Anni fa suonavi in un gruppo rock da te fondato.
Sì, facevo musica soprattutto per sfogarmi e divertirmi. Certo, sognavo anche di sfondare. Ero un timido, grande sognatore che giocava a fare la rockstar. E’ stata una bella esperienza che poi mi è tornata utile per mio lavoro.

C’è stato un momento preciso in cui hai capito di voler fare l’attore?
Ero nella cucina di una casa a Londra e un flash mi ha attraversato la mente: fare un corso di teatro. Dopo il primo spettacolo, dopo aver vissuto l’esperienza della vera possessione da parte di un personaggio e aver goduto come un pazzo per gli applausi, ho definitivamente capito di voler fare questo mestiere. Anche se per un pezzo non ci ho creduto molto. Poi sono arrivato a Roma, un po’ tardi a dire il vero, e da allora ho cercato di costruire la mia strada.

Considerando il percorso fatto finora, Giorgio è soddisfatto di… Giorgio?
Alla fine sì. La cosa più bella è che non devo dire grazie a nessuno e che non ho mai preso scorciatoie. Questo mi rende molto orgoglioso di me stesso.

Foto Mario Cartelli/LaPresse

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