Non ci è piaciuto “La Casa“, remake dell’omonimo cult datato 1981 e firmato al tempo da un 21enne Sam Raimi. Raimi ormai è un padreterno ad Hollywood, coccolato dai più grandi studi cinematografici – ultimo suo successo è “Il Grande e Potente Oz”. Il film originale, inizialmente schifato da critica e pubblico, è asceso all’Olimpo dei b-movie cult divenendo non solo un successo virale ante litteram, ma ispirando ben due riusciti sequel, “La Casa 2” e “L’Armata delle Tenebre“.
Sam Raimi in persona è tra i produttori di questo remake che uscirà al cinema in Italia il 9 maggio. Raimi per l’occasione ha portato all’esordio cinematografico sulla sedia del regista Fede Alvarez, un brillante uruguaiano fattosi notare nel 2009 con un apprezzatissimo cortometraggio cliccatissimo su YouTube.
Alvarez reinterpreta la storia originale con un tocco decisamente più gritty e polveroso, truculento e serioso. Non c’è più nulla dell’ironia e dell’autoironia del film originale, tantomeno dell’ispirazione. Per carità, il production design della pellicola è molto curato fin dai titoli di testa; e l’effettistica è tra le migliori viste ultimamente, riprendendo parecchio del gusto della nuova generazione di film horror. Purtroppo il film aspira ad esser serio, non avendone i mezzi. Tutto il costrutto della trama è decisamente più forzato rispetto alla pellicola originale. Quello che era un buon b-movie è diventato un pretenzioso horror in cui la maggior parte del budget è stato speso in effetti speciali. Gli innesti nuovi nella storia, che vorrebbero dare un tono più drammatico alla pellicola, stonano con la sciatteria dei dialoghi. I protagonisti, ad esclusione dei due fratelli interpretati da Jane Levy e Shiloh Fernandez, sono solo carne (putrescente) da macello. I richiami alle scene del film originario altro non ottengono come risultato che ricordare continuamente al pubblico: “questo film lo hai già visto parecchio tempo fa, ma in forma decisamente migliore”.
Probabilmente sarebbe stato meglio evitare qualsiasi riferimento al cult originario, e lasciare a Fede Alvarez la possibilità di esprimersi liberamente, senza doversi adattare ad un canovaccio preesistente. Il ragazzo ha molto stile, inserisce addirittura una graditissima citazione di “The Shining” di Kubrick, e gli ultimi 20 minuti del film sono molto buoni. Ma il problema di base è che è un prodotto pensato per la generazione YouTube: una serie di scene di alcuni minuti, montate una di seguito all’altra, senza un vero respiro unitario. Prese singolarmente alcune sono buone, se vi piace l’horror post-Hostel. Essendo il cortometraggio la provenienza dell’autore, in fondo non ci si poteva aspettare molto di più. Eppure a noi tocca valutare il film nel suo complesso, e le pecche sono davvero molte, oltre il tollerabile.
Non siamo contro i remake, siamo contro i remake fatti male. “La Casa” del 2013 prova ad aggiungere qualcosa al film di Raimi del 1981, ma da un lato perde per strada i punti di forza dell’originale, dall’altro propone delle innovazioni che appaiono fuori contesto e poco efficaci. Purtroppo, bocciato.
“La Casa” di Fede Alvarez
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