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“Django Unchained” è un film razzista?


Pare che ad ogni film di Quentin Tarantino le polemiche debbano necessariamente spuntare fuori. Sicuramente è un regista che sa come far discutere, proponendo film pop, di genere, sempre ricercati e con contenuti spregiudicati in quanto a violenza e turpiloquio. Ormai lo conosciamo, fin dal lontano “Le Iene“, e non sembra voler cambiare registro. Al più, man mano che passano gli anni, affina le armi della penna, il gusto estetico e la tecnica cinematografica.

L’uscita di Djiango in America però ha scatenato polemiche abbastanza virulente sul tema del linguaggio adottato dai protagonisti del corso della storia. Il film narra la storia di uno schiavo di colore, Django (Jamie Foxx) nell’America di metà ‘800, negli anni immediatamente precedenti alla Guerra Civile. Un emigrante tedesco, King Schultz (Christoph Waltz), che vive come cacciatore di taglie, salva Django dalla morte e lo rende un uomo libero, decidendo di aiutarlo nella sua vendetta: salvare sua moglie dalle grinfie del temibile latifondista e schiavista Calvin Candie (Leonardo Di Caprio).

Il film è infarcito di sevizie ai danni dei neri, sia dal punto psicologico che fisico, e per tutta la durata della pellicola la parola “negro” è onnipresente. Complice anche la luciferina interpretazione di Leonardo Di Caprio, buona parte dei benpensanti di colore statunitensi hanno espresso biasimo per la scelta di rappresentare tanto crudamente e al tempo stesso con eccessiva disinvoltura una raffigurazione simile dell’età postcoloniale. In particolare Spike Lee, regista-icona della cultura afroamericana moderna, ha fortemente criticato la pellicola, attaccando duramente Tarantino e il film, sconsigliandone la visione in quanto offensivo per la popolazione di colore. Per altro Spike Lee ha candidamente ammesso di non aver visto il film e di non aver alcuna intenzione di farlo, quindi concentiteci di considerare le sue critiche quantomeno pregiudiziali. D’altra parte, è comprensibile che in un paese nel quale le discriminazioni razziali sono state abolite definitivamente solo pochi decenni fa, come gli Stati Uniti d’America, il tema sia ancora caldissimo.

Tarantino si è difeso alcune settimane fa all’anteprima inglese della pellicola presso la sede del Bafta sostenendo come il suo intento non era quello di rappresentare un documentario storico e distaccato, ma immeggersi a pieno nella realtà del tempo. E che in quel momento storico, in base a quanto da lui letto e studiato in fase preparatoria per il film, l’utilizzo di un certo tipo di linguaggio e la sottomissione delle persone di colore paragonabile a quella di bestie da soma erano effettivamente da considerarsi veri. Ovviamente Tarantino si dichiara entusiasta del risultato da lui ottenuto, e conferma l’ipotesi già ventilata di voler girare una seconda pellica sul genere “spaghetti western”.

Segnaliamo a margine due piccoli aneddoti: negli incassi oltreoceano il film è andato molto bene, superando lo strafavorito degli Oscar 2013, “Lincoln“, nella prima settimana di proiezione, quella spesso decisiva. Inoltre, essendo il film un omaggio al Django originale del 1966 di Sergio Corbucci, il protagonista di allora, Franco Nero, è possibile ritrovarlo in un piccolo cameo della pellicola.

Uscita sala in Italia, 17 gennaio 2012. Stay tuned!

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Redazione

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