Giordano De Plano: “Non escludo di diventare un mimo…”

Giordano De Plano ha un taglio di capelli da “cattivo”: tutti rasati, fatta eccezione per una sorta di lungo ciuffo al centro della testa. Lo tiene pettinato all’indietro e finisce quasi a punta. Non si è trattato della voglia improvvisa di cambiare look, bensì di esigenze legate al copione. Il copione di Task Force – Fuoco amico, nuova fiction di cui fa parte ma di cui non vuole dire troppo. Quel che dice, però, è sufficiente per farsi un’idea e destare curiosità. E’ reduce da un periodo intenso, Giordano: tempo di finire le riprese di Squadra antimafia 7 si è ritrovato sull’altro set. Dopo un paio di giorni. Riprese a Roma, in Marocco, a Malta, in Sardegna. Passato recente, per lui. Futuro prossimo per i telespettatori. Che in questo momento lo seguono mentre indossa, per il sesto anno, i panni – vissuti, stropicciati – dell’ispettore Sandro Pietrangeli. La quinta puntata di Sam andrà in onda proprio oggi, 7 ottobre. “Pietra” è in una fase complicata: la morte di Lara Colombo, donna che voleva prendere in sposa nonché fidata collega, ha innescato un corto circuito. Fatto emergere tante, troppe cose. Cose che lui stesso, forse, tentava di negare a se stesso per la causa in cui credeva. In cui crede ancora? La risposta, improvvisamente, è diventata difficile.

Cosa sta succedendo a Pietrangeli?
Eh, cosa gli sta succedendo… Ha perso una persona molto cara. E questa perdita si va a sommare a una serie di lutti che ha dovuto affrontare a causa del mestiere di poliziotto. Comincia a sostenere meno tale situazione. E’ in una fase molto critica, sente che il terreno si sta sgretolando sotto i suoi piedi. Anche Calcaterra (Marco Bocci, ndr) non è più quello di prima. E con i nuovi personaggio, e sottolineo personaggi, le cose pare non possano funzionare bene. Così lui sta cominciando a comportarsi un po’ come all’inizio. Sta diventando una scheggia impazzita che si muove al di fuori della Squadra Duomo. E’ spinto dal senso di vendetta, anche.
E trova in Calcaterra un “alleato”.
Con Calcaterra comincerà una caccia all’uomo che lo porterà a scontrarsi con una persona al di sopra di ogni sospetto… Ma per scoprirlo bisogna arrivare fino all’ultima puntata (sorride, ndr). In ogni caso, il cerchio si chiude. Sia per Pietrangeli che per me. Forse per la prima volta il personaggio e l’attore viaggiano in parallelo.
Contribuisci ancora alla sceneggiatura?
Beh, come ogni anno godo sempre di un certa libertà, intesa come collaborazione. Ho sempre tentato di offrire degli spunti e sono sempre stato accontentato. Un libertà che mi sono conquistato e di cui vado fiero…
Se dovessi lasciare il cast di Squadra antimafia, Pietra ti mancherebbe?
Certo. Ci sarebbe anche una sorta di gelosia per i nuovi arrivi, se è per questo (sorride, ndr!). Sandro è un amico che mi ha accompagnato per sei anni, otto mesi all’anno. Che mi ha reso popolare, mi ha permesso di raccontare certe cose. Il set di Sam permette di fare tanta esperienza ma anche di creare collaborazioni che spesso diventano forti amicizie… E’ anomalo, in questo senso. Quindi sì, mi mancherebbe tutto. E a esser sincero, una parte di me sarebbe anche spaventata per il futuro incerto. D’altra parte però penso di aver seminato qualcosa di buono in questi sei anni. Buono e vero.
Beh, i frutti li stai raccogliendo: sei nel cast di Task Force.
Sì. E’ una nuova serie prodotta dalla RB Production, la società di Raoul Bova, e da Rti. Andrà in onda su Canale 5 nel 2016. Bova interpreta un maggiore alla guida di un reparto scelto del gruppo di intervento speciale dell’esercito italiano. Io sono dall’altra parte della barricata. E’ un personaggio che ho amato molto per vari motivi, prima di tutto perché è completamente diverso da Pietrangeli e quindi mi ha permesso di fare tutt’altro rispetto a Squadra antimafia; poi perché la regia è di Beniamino Catena, regista e amico con cui ho lavorato per ben 4 stagioni di Squadra antimafia. Ancora, perché parla pochissimo. Dice praticamente 3 battute in 8 puntate (sorride, ndr)… Di conseguenza ho potuto approfondire un mio interesse personale, ovvero la parola senza parola.
Hai dovuto puntare sulla mimica.
Ho dovuto puntare sulla gestualità, sì, ma anche approfondire i monologhi interni. Anzi, dare la precedenza ai monologhi interni rispetto a quelli esterni. E magari diventerò davvero un mimo, chi lo sa?
Oltre a Beniamino Catena, sul set di Task Force hai ritrovato altre “vecchie conoscenze”.
Andrea Sartoretti e Luca Lionello, è stato un piacere. E devo aggiungere che Megan Montaner, la protagonista femminile, mi ha piacevolmente stupito. Non la conoscevo, è davvero brava. Ed è una bella persona.
Non puoi dire molto di questo nuovo personaggio, ok. Ma è un duro come Pietra?
Perché, Pietra è un duro? Non direi! Credo rispecchi invece la crasi contenuta nel suo stesso cognome: “Pietra” e “Angelo”. Non mi piace che un personaggio venga definito con un unico aggettivo, io cerco sempre di rappresentare più sfumature. Restare ingabbiati in un unico aggettivo significherebbe aver suonato una nota sola. Non è qualcosa che mi interessa.
Cosa ne pensi del malessere che serpeggia fra i telespettatori di Squadra antimafia a proposito del turn over relativo al cast? Della Squadra originaria, dei personaggi originari sta rimanendo ben poco…
L’uscita di un personaggio non deriva solo da una scelta drammaturgica, può anche essere conseguenza di esigenze personali di un attore che sceglie di intraprendere altri percorsi. Così come non sempre le scelte editoriali possono assecondare la volontà del pubblico. E con questo non voglio dire che sia giusta la prima e sbagliata la seconda. Fa parte del gioco, ecco tutto.
Secondo te non sarebbe stato più saggio chiudere con questa settima stagione?
Non decido io. Ma si sa che tutte le storie finiscono. Quello che posso dire è che a me piace alzarmi dalla tavola con un po’ di appetito. E comunque, al di là di qualche malumore, come dici tu, Squadra antimafia ancora una volta sta confermando i suoi standard di sempre. E’ ancora una fiction molto seguita.
Sei anni sono tanti. I 2 momenti più belli custoditi nei tuoi ricordi?
Dopo così tanto tempo è impossibile rintracciare solo 2 momenti… Ho visto tante cose, troppe! Di sicuro ciò che mi “riempie” sul set è l’incontro con le persone. E allora sì, uno dei momenti è senza dubbio il primo incontro con Paolo Pierobon (alias Filippo De Silva, ndr): un grande attore, un amico, un fratello maggiore. Poi ricorderò sempre con gioia tutta la fase relativa all’ingresso di Pietrangeli in carcere come infiltrato (sesta stagione, ndr); mi è piaciuta molto, è stato un momento drammaturgico fortemente voluto da me e appoggiato sia dalla regia che dagli sceneggiatori. E c’è anche una scena relativa al finale di questa stagione in corso che ha grande importanza, perché mi racconta molto… E che mi porterò dietro.
Secondo te la fiction italiana è migliorata negli ultimi tempi?
Come ti dicevo, credo che Squadra abbia confermato i suoi standard. Da telespettatore, invece, credo che L’italia sia ancora troppo legata a un “gusto” che forse non corrisponde più alla realtà. Ma credo anche che a breve, con l’avvento di Netflix e lo streaming, le cose possano cambiare in meglio: sarà una finestra nuova sul mondo. Purché si accetti il rischio come una componente naturale. Guardando alle serie americane, continuo a pensare che la tv oggi più che mai possa essere uno strumento incredibile per promuovere nuovi talenti. Ci vorrebbero tanti Stefano Sollima sparsi per l’Italia, ecco (sorride, ndr). Sì, sono proprio curioso e ansioso di vedere se Netlifx troverà terreno fertile anche in Italia. Io mi sto preparando, mi sento in un momento psicofisico assai fertile. Mi piacerebbe mettermi al servizio di tutto questo.
Oltre a quello della recitazione, ti metterti alla prova in altri campi?
Mi interessa la produzione. Mi piacerebbe produrre un bel prodotto. Non ci manca niente in Italia: abbiamo gente che sa scrivere, che sa recitare, che sa dirigere. Abbiamo tutto. Forse è presuntuoso da parte mia, ma vorrei mettere insieme un gruppo di persone che siano in condizioni di piena libertà e creatività e seguire un progetto dal soggetto alla post produzione. Essere il collante per la creazione di un bel prodotto. Qualcosa che io stesso andrei a vedere perché ne vale la pena.
In tal caso ti metteresti da parte come attore?
Non avrei alcun problema a fare un passo indietro, se non ci fosse un ruolo adatto a me. Mi sento pronto. Ma ripeto: ci vorrebbe un gruppo valido. Perché se ho imparato qualcosa, è che da soli non si va da nessuna parte. Il gruppo fa la forza e uno scopo comune può fare la differenza.

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